sabato 1 aprile 2023

ARTE



''COVID-19''

Opera d'arte dedicata alle vittime del Coronavirus.



Artista sui generis nel panorama dell’arte contemporanea italiana, Raffaele Ciotola è un pittore figurativo ma non realista. A lui non interessa la rappresentazione del vero, vuole esternare l’emozione o il sentimento che ha nel cuore in quel momento. Nella prima decade di marzo del 2020, a pochi giorni dallo scoppio del Coronavirus in Italia, il suo cuore grondava di dolore e di pianto per i martiri della terribile pandemia: quelli che si sono prima ammalati e poi deceduti e quelli che li hanno curati tra mille difficoltà anche a costo di rimetterci la vita. Parecchi di loro infatti, tra medici, infermieri e operatori sanitari sono morti. Un dramma nel dramma. A caldo Raffaele Ciotola ha sentito l’esigenza di realizzare il quadro, un olio su tela di juta, in ricordo di tutte le vittime del COVID-19 e di quanti si sono prodigati per contenere la devastazione del virus. Con questa opera l’artista esprime la sofferenza nel mondo, il dolore ma al tempo stesso la sua ricerca di contatto col mondo. COVID-19 è un’opera essenziale e composta ma ricca di significati. Sullo sfondo di un indecifrabile stanzone cupo e privo di dettagli, il dolore e la morte aleggiano in un lugubre silenzio. Anche il pavimento dove sono collocate tre lunghe file di bare è scuro. C’è un minimo di prospettiva, quanto basta perché qui non esiste il prima e il dopo ma tutto si svolge in contemporanea. Si tratta di una crocifissione che presenta molte analogie con l’iconografia classica di quella di Gesù Cristo. Una grande croce svetta in primo piano con sopra l’iscrizione COVID-19 al posto dell’acronimo I.N.R.I. Al posto di nostro Signore vediamo crocefissa una persona. Non è né donna né uomo: è un essere umano, simbolo di tutti gli operatori sanitari che si sono sacrificati durante la pandemia per salvare, no di certo l’umanità intera, ma sicuramente quanti erano finiti sotto le loro cure. La testa è reclinata sulla spalla destra e gli occhi aperti esprimono un’enorme tristezza e tanto sconforto. La tristezza di chi si è sentito impotente davanti a tanta sofferenza e lo sconforto di chi ha dovuto lottare contro il tempo e i mille ostacoli che si sono trovati a dover affrontare: di personale, di materiali, di medicine. Il corpo è dritto, non inarcato o incurvato come quello di Gesù. Rimane fisso, più ligneo della croce senza tradire alcuno spasimo di dolore. Le gambe non sono piegate e non si vede se i piedi sono incrociati e trafitti da un chiodo. Indossa il camice verde chiaro, tipica dei medici e infermieri ospedalieri, che ricopre braccia e gambe proprio come li abbiamo visti in televisione e al posto della corona di spine c’è una cuffia sul capo. Una mascherina bianca nasconde la bocca e il naso e uno stetoscopio pende attorno al collo. Le mani sono inguantate di plastica blu e nel loro palmo è conficcato un chiodo. Dalle due ferite fuoriesce un fiotto rosso di sangue che richiama il colore del virus in basso, rotondo come una palla, posto su una base triangolare di marmo bianco striato di grigio davanti ai piedi del crocefisso. Parrebbe un piccolo altare. La posizione di primissimo piano del globo virale e il suo colore rosso vivo non fanno altro che rafforzarne l’ immagine vincente. Infatti non è stato ancora sconfitto. Alla fine di tanta sofferenza però l’artista segnala un sintomo di speranza. Nel quadro, l’accostamento dei colori bianco rosso e verde richiama la bandiera italiana che ha simboleggiato, in questo triste periodo del nostro Paese, l’unità della popolazione che ha sopportato con grande dignità l’isolamento e la perdita dei propri cari. “Ho realizzato quest'opera per gratitudine, per paura e per non dimenticare che il male è sempre in agguato - spiega Raffaele Ciotola - Il mio corpo e la mente sono deboli. Ma intanto, faccio tutto il possibile per rispettare le regole di protezione di igiene e comportamento: tenersi a distanza, lavarsi le mani.......e cosi andiamo avanti”








Curatore indipendente, saggista, giornalista.